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  • I segreti non riposano in pace

    I segreti non riposano in pace

    Autore: Luigi Guicciardi

    Editore: Gilgamesh Edizioni

    Collana/Genere: Gialli e Thriller


    TRAMA:

    L’ispettore di polizia Luca De Robertis crede molto nel valore dell’amicizia. Ma quando riceve per lettera una misteriosa richiesta d’aiuto da parte di un ex compagno di scuola che non vede da anni, e che non ha mai goduto di una buona reputazione, è comprensibile che si trovi a esitare. E quando finalmente si decide ad andarlo a trovare, apprende che è morto all’improvviso. Turbato e in preda a un vago senso di colpa, De Robertis si rivolge allora al suo superiore, il commissario Laudani.

    E’ entrato senza bussare. Laudani, seduto, alza gli occhi dai fogli, tenendo la Bic puntata sotto la riga che sta studiando.

    «Ho bisogno di una mano, commissario.»

    Da una parte e dall’altra della scrivania, i due si guardano. E’ tutto un po’ triste: l’ufficio, la luce del giorno, il loro aspetto stanco e teso.

    «A che proposito?»

    «Per un mio amico, Un amico del passato.»

    Laudani sorride. «Il passato è un luogo che puoi visitare, ma in cui non puoi trattenerti. Ma siediti, dimmi tutto.»

    Comincia così, in modo insolito, un’indagine strana e diversa, segnata all’inizio dalla mancanza di indizi e da una sensazione generale di omertà. Via via, però, l’esperienza e l’acume guidano Laudani a scavare con coraggio in una Modena inedita e attualissima – tra docenti universitari ambigui e preti impegnati nel sociale, società finanziarie corrotte e boss della droga, terroristi islamici ed escort di lusso, cadaveri eccellenti e altri di poveri cristi – per portare alla luce una verità scomoda e sconcertante, al di là di ogni immaginazione.


    LA MIA RECENSIONE:

    La storia si arricchisce di personaggi e azioni senza incontrare reali bivi da scegliere. L’autore segue più storie che portano particolari aggiunte a un quadro dipinto dai colori di vite complicate, dalle tinte fosche che, per alcuni, raggiungono la tonalità più scura: quella della morte.

    Nonostante questo, Laudani e De Robertis sanno trovare sfumature meno torve, qualche volta perfino trasparenti. Sempre affogati nei risultati di un lavoro pericoloso, in ambienti in cui non si frena la soluzione letale, le loro vite personali rimangono a margine delle storie che vivono quotidianamente. Le loro esistenze sono determinate dalla precedenza della professione, prima ancora che dai sentimenti personali.

    Ma si arriva sempre a un punto decisivo, quando si deve fare una scelta, perché le cose orribili che i due protagonisti vivono ogni giorno insegnano a far tesoro di ciò che si ha la fortuna di avere incluso nella propria vita.

    Laudani, in particolare, lo capisce, dopo una seria separazione dalla sua compagna di vita.

    «Però, vedi, la vita che facciamo è la tua, la vita che hai sempre fatto prima che ci mettessimo insieme. Io mi sono semplicemente adattata alle tue esigenze, alle tue abitudini. I tuoi interessi sono diventati i miei per forza […] non posso stare ferma ad aspettare. Che tu finisca la tua inchiesta … coi tuoi tempi. I tuoi dubbi, le tue nevrosi. Vedendoti ogni tanto, quando puoi, quando sei pronto. Perché dopo un’indagine ce ne sarà sempre un’altra, e un’altra ancora …»

    Sarà proprio al momento della riconciliazione tra i due che si renderà conto di quanto il suo lavoro abbia invaso la sua vita, fino a determinarne una svolta senza ritorno.

    Il ritmo accelerato della scrittura, definito con frasi brevi, nominali, senza verbi aumenta l’intensità narrativa e mantiene alta l’attenzione del lettore.

    Un romanzo da leggere con attenzione.

  • Vite traverse

    Vite traverse

    Autore: Giulia Elisabetta Bianchi

    Editore: Gilgamesh Edizioni

    Collana/Genere: Narrativa


    TRAMA:

    In una Milano di fine anni Sessanta, percorsa dalle prime manifestazioni studentesche, nasce sui banchi di scuola l’amore fra Angela e Guido, un esuberante compagno di liceo, fantasioso e fortemente attratto dalla politica. La relazione avrà vita breve, ma sarà in grado di influenzare profondamente il percorso esistenziale della protagonista. Quando Guido, fragile e braccato, tornerà prepotente nella sua storia, Angela è ormai una donna sposata, una giovane madre chiamata bruscamente a misurarsi con le proprie fragilità, con le ragioni profonde e inafferrabili delle scelte personali, con la forza dirompente di una passione mai sopita e improvvisamente riscoperta. Il romanzo racconta la fine dell’innocenza e ripercorre quel lento processo di trasformazione che la ricerca di sé impone. Un profondo dualismo domina le scelte della protagonista. La città e la campagna, la lotta e la quiete, l’incerto e l’affidabile, la luce e le ombre, il presente e il futuro. Sullo sfondo di un’Italia illusa e ferita, percorsa dal furore del terrorismo, Angela pesa faticosamente la propria forza, si misura con la paura, dolorosamente costruisce la sua personalità di donna libera, fino ad abbandonare i sentieri tortuosi e scegliere gli spazi aperti.

    Per ognuno di noi esiste la strada giusta, non scoraggiarti adesso! Ogni vita ha un senso e mi sembra che tu abbia avuto tanto …


    LA MIA RECENSIONE:

    E’ capitato un po’ a tutti, nella nostra adolescenza, di innamorarsi di un compagno di scuola. Amori improvvisi e forti che non sappiamo gestire, che ci coinvolgono, nel cuore e nella testa, simili a ossessioni. Guido e Angela non sono sfuggiti alla magia e dannazione di un’attrazione nata tra i banchi di scuola e cresciuta con loro.

    Guido è un’anima che deve trovare pace e soddisfazione nell’azione politica e sociale. Angela è orientata a capire l’interiorità dei sentimenti e a viverla completamente con lui, con il “suo” Guido. Ma Guido non è suo e il loro amore troverà la fine, urtando contro la delusione.

    La loro vita prende altre vie, ma mai il ricordo viene seppellito del tutto. Guido scompare dalla vita di Angela e lei accetta tutte le regole del condizionamento: una donna che deve sposarsi, avere figli, allineare la sua vita alle vite degli altri. Una donna creativa, un’artista che deve dimenticare di esserlo, perché le priorità sono quelle dei familiari.

    L’amica del cuore, Laura, diventa l’unico legame con il mondo della sua gioventù; la richiama ai ricordi, alla libertà ormai convertita in dedizione ad altre persone. Angela cova il rimpianto, ma non è capace di opporsi ai nuovi doveri di moglie e madre. La tranquilla, noiosa vita familiare si riempie delle piccole difficoltà quotidiane, uguale a tante altre. Ma Angela era abituata e tenere testa alla personalità di Guido, alla sua iperattività, alla sua tenerezza nei momenti dell’intimità. Tutto il passato con lui diventa il substrato sul quale costruire una nuova vita, senza lo stesso fascino, senza la stessa fibra. Una vita che, alla fine, diventa quella di una donna sola.

    Soffocavo l’ansia, la ricoprivo con la mia vita frenetica, mi negavo il tempo per pensare…

    Piano piano, cercando la ragione del suo desiderio di libertà si appoggia a suo padre, che rispetta la sua personalità e si affida all’amica di sempre, Laura. Riprende a dipingere, sorpresa amaramente che la sua perdita di esercizio corrisponda al suo annullarsi per altri, rivelazione di quanto non sia più se stessa.

    Espone le sue opere e, come se quello fosse il momento della rinascita, ecco che Guido compare di nuovo nella sua vita. Violentemente rifiutato, dapprima, forse con paura di dover affrontare il terremoto che lui rappresenta, ma poi desiderato e ricercato, come se Angela potesse tornare indietro nella vita, concludere quello che non era riuscita a definire con Guido.

    E’ comunque una vita nuova che, per vie e vite traverse, si è avviata verso l’indipendenza di Angela, che riprende a lavorare,  a praticare e insegnare l’arte, ad amare senza paura di provare desiderio, senza  il timore di essere  una donna matura e responsabile che riesce a dare una svolta totale alla sua vita.

    Un romanzo dolce, ma invasivo, di quelli che sollecitano delle domande, talvolta esigenti ed difficoltose, da rivolgere a noi stesse, lasciando, nel tempo, un alone di colore che, forse, sbiadirà, ma non andrà più via.

  • Il pensionante

    Il pensionante

    Autore: Maria Adelaide Belloc Lowndes

    Editore: Gilgamesh Edizioni

    Collana/Genere: Narrativa, Gialli, Thriller


    TRAMA:

    Un gioiello di suspense, pubblicato nel 1913, dichiaratamente ispirato ai delitti di Whitechapel, attribuiti a “Jack lo Squartatore”, la cui memoria era ancora ben viva negli anni in cui l’autrice Marie Belloc Lowndes lo scrisse. Ciò che lo rende unico è la prospettiva nella quale si trovano i coniugi Bunting, che dopo aver lasciato il servizio domestico per gestire la propria casa affitto, hanno avuto una serie di sfortune e ora si ritrovano con gli ultimi scellini, nell’urgenza di affittare al più presto le loro stanze vuote. Ecco che allora, quando un gentiluomo si presenta alla loro porta offrendo di pagare un mese di affitto in anticipo, sono così sollevati da trascurare le stravaganze di Mr. Sleuth, come ad esempio il fatto che costui non ha bagagli e pretende da loro di non chiedere alcuna informazione che lo riguardi..

    Nel frattempo Londra è agitata per una serie di orribili omicidi, che riguardano tutti donne alcoliste. L’assassino lascia il suo biglietto da visita sui corpi: un foglietto triangolare appuntato sui loro vestiti con la scritta “Il Vendicatore”. Inizialmente Ellen Bunting non pensa al suo inquilino, ma poi il sospetto si insinua lentamente nella mente di lei. Infatti, ogni volta che Mr. Sleuth esce per passeggiate notturne, “Il Vendicatore” entra in azione. Inoltre Mr. Sleuth legge passi della Bibbia poco edificanti delle donne, è totalmente astemio, possiede una misteriosa borsa che tiene sempre sottochiave e ogni volta che esce per le sue passeggiate notturne, “Il Vendicatore” uccide nuovamente. Il conflitto interiore dei coniugi Bunting oscilla per tutto il romanzo tra il dubbio di colpevolezza del loro inquilino e la necessità di sopravvivenza. Ellen capisce che se quell’uomo è colpevole e lei non fa nulla è come se ne fosse complice, si aggrappa quindi a indizi che lo scagionino e trema al pensiero che se lo denunciasse e fosse innocente perderebbe l’indispensabile rendita dell’affitto.

    … si sentì invasa da un senso di pericolo e di oppressione. Per la prima volta in vita sua avvertì l’infinito mistero, la tristezza e la stranezza della vita umana. Povero signor Sleuth, così infelice! E, per qualche istante, l’infinita pietà che provava per lui fece tacere la paura.

    Fino all’ultimo la domanda sulla colpevolezza di Mr. Sleuth resta aperta. Nonostante gli indizi e un comportamento sospetto, rimane sempre possibile che egli sia solo quello che appare, cioè un solitario e innocuo eccentrico.



    LA MIA RECENSIONE:

    Potrebbe sembrare un bel romanzo giallo, ma non è solo questo. Le particolarità sono tante, disegnate come uno schema grafico che contiene gli aspetti della psicologia di tante vite che si incontrano oppure si evitano.

    Il primo ambito è la bolla familiare dei coniugi Bunting: solitari, esuli dal mondo che li ha tenuti occupati per una vita, avvolti dall’orgoglio come dalla povertà. Mortificati dalle rinunce a tal punto da non sapere come affrontare il domani.

    quell’apparenza di benessere mascherava, adesso, una triste situazione, ben vicina alla miseria. Essi erano giunti alla fine di ogni loro risorsa. Avevano già conosciuta la privazione del cibo, e ora stavano per conoscere anche la mancanza di combustibile. Bunting aveva dovuto rinunziare -supremo sacrificio- al suo tabacco

    Il pensionante, il fulcro della storia, il signor Sleuth: lui, da solo, è un’entità viva che si infiltra in casa Bunting con la forza del cambiamento. Sarà la luce che si accende illuminando, con il suo denaro, la povera vita dei Bunting, mantenendone la dignità.

    Ci sono anche personaggi e vite che si aggiungono nel corso del racconto: la figlia di Bunting, Daisy; il poliziotto Joe Chandler, l’informatore delle gesta del vendicatore, colui che portava dentro la casa dei Bunting le notizie sui particolari dei delitti che, altrimenti, nessuno avrebbe potuto conoscere.

    Tutto il racconto è pervaso dallo stesso grigiore di una città immersa nella nebbia e nel freddo, scenario perfetto per i delitti violenti dell’assassino.

    La voce degli strilloni è il campanello d’allarme che sollecita la curiosità del signor Bunting e la preoccupazione, sempre più pesante, di sua moglie. Nessuno, a parte lei, può avere contatti diretti con il pensionante; nessuno, a parte lei, conosce le strane, inquietanti abitudini del signor Sleuth, la sua pervicace ricerca della solitudine, la fissazione per gli scritti della Bibbia, le sua silenziose fughe notturne.

    E mentre la signora Bunting sospetta sempre più che il suo pensionante sia l’assassino che terrorizza la città, suo marito ne avrà la certezza nell’unica occasione in cui potrà avvicinarsi più d’appresso all’uomo misterioso.

    Mondi separati, vite lontane una dall’altra, ma vicine, rasentando i respiri della quotidianità.

    Un finale contratto, velocissimo; una conclusione dal ritmo sorprendente, che non ha nulla a che fare con le particolareggiate, lente descrizione del resto del racconto. Ma è anche un finale che non ha soluzione, un’opportunità lasciata al futuro.

    Un racconto da leggere tutto d’un fiato, perché non se ne può perdere il ritmo incalzante. Ottima lettura.

  • Il canotto insanguinato

    Il canotto insanguinato

    Autore: Augusto De Angelis

    Editore:Gilgamesh Edizioni

    Collana/Genere: Narrativa classica


    TRAMA:

    Sospettato di avere ucciso l’amante viene fermato a Milano il giovane russo Ivan Kiergine. A Sanremo infatti è stato ritrovato sulla spiaggia un canotto con una pozza di sangue, una borsetta con la cerniera di rubini, un impermeabile rosso, ma l’uomo nega che la donna sia morta e sembra disperato. Inizia così questa indagine in trasferta del commissario De Vincenzi, considerato il primo vero detective italiano. 

    De Vincenzi aveva il cervello lucido, pronto a tutti i giuochi d’acrobazia, Cercava di seguire quell’altro per le vie traverse del suo pensiero. Era un gioco di spilli e di perline. Si trattava d’infilare la perlina al passaggio.


    LA MIA RECENSIONE:

    Questo è un romanzo che prende e affascina con la stessa cadenza con cui il commissario De Vincenzi prosegue con le sue ricerche per arrivare a risolvere il caso.

    Nasce lentamente, con il ritmo con cui le informazioni arrivano al commissario: non ci sono previsioni, non ci sono pensieri che anticipino la trama. Il narratore vive il crescendo delle emozioni, sia positive che negative, facendole vivere, di riflesso, al lettore che può immergersi nelle varie fasi, nei vari momenti, nei giorni e nelle ore di ricerca.

    De Vincenzi è, sicuramente, un commissario che ha delle qualità investigative non comuni, che persegue coloro che commettono reati con una capacità e una forza non comuni. Non si fida solamente del fatto di essere un esperto commissario di pubblica sicurezza, ma aggiunge a questo la sua grande intuizione e anche un pizzico di fortuna, certe volte.

    … quell’ancor giovane commissario, simpatico nonostante le sue idee bislacche e un po’ presuntuose, che lo inducevano ad affidarsi soltanto a se stesso, fosse qualcuno, avesse una sua personalità ben caratterizzata, non lo negava e gli faceva piacere anche.

    Lo stile della narrazione di Augusto de Angelis è semplicemente sensazionale: un modo di scrivere speciale, perfettamente in tono con l’epoca, storica e sociale, degli eventi; un vocabolario ricercato, raffinato.

    Descrizioni minuziose di particolari delle location, le belle località che descrive, sono veramente sensazionali, perfette. Le uniche concessioni all’immaginazione del suo personaggio principale, il commissario De Vincenzi, sono demandate alla descrizione fisica dei vari personaggi e sono fatte con una capillarità tale che è impossibile non immaginarsi il viso, la fisicità delle persone, le loro movenze, il loro modo di fare.

    La particolarità della conclusione, nei romanzi di De Angelis, è che l’intera storia viene narrata dal vivere pratico del personaggio, o da uno dei personaggi, colpevoli. Gli inserti che il commissario annota, all’interno di quei racconti, sono come trait d’union, dei collegamenti delle sue deduzioni, delle sue verifiche, rendendo il finale della storia molto coinvolgente.

    Tutto si sistema anche quando, come in questo caso, De Vincenzi è costretto a muoversi nel nulla delle informazioni che vengono in suo possesso all’inizio del racconto, costretto a superare degli ostacoli che si manifestano d’un tratto: non si sa mai cosa succederà e, quindi, rimaniamo stupiti o, comunque, coinvolti emozionalmente dalla successione dei fatti, proprio ed esattamente come succede al commissario De Vincenzi.

    E’ veramente un modo di raccontare originale, piacevole e coinvolgente.

    E’  un libro che consiglio a tutti gli amanti del giallo raffinato.

  • De La Tour – il peccato del tennista

    De La Tour – il peccato del tennista

    Autore: Mauro Acquaroni

    Editore: Gilgamesh Edizioni

    Collana/Genere: Narrativa


    TRAMA:

    Edmond Darrel nemmeno sapeva chi fosse Edmond Dantés eppure, oltre all’assonanza del nome, aveva molte cose in comune con il Conte di Montecristo. È stato però Denzel Washington a spiegargli cosa doveva fare, dopo quello che gli era successo. Non è giustizia, non è vendetta, non è piacere, è solo la vita.

    Quale Dio può permettere che accada quanto è accaduto a me? No, padre, non sto bestemmiando, sto solo cercando di capire, di vedere in quale disegno superiore può rientrare la strage della mia vita.

    Non è un noir, non è un giallo, non è un romanzo rosa, nessuno di questi colori, è solo una storia… 


    LA MIA RECENSIONE:

    Leggere di due epoche diverse, contemporaneamente, che si riuniscono in un unico motivo, quello del dolore, con una casualità miscredente è, di per sé avvincente e frastornante. Una soluzione ingegnosa quella della doppia confessione a un sacerdote che ascolta, ma non compare, quasi che la confessione fosse fatta dal protagonista a se stesso, una sorta di confessionale da Grande Fratello.

    La narrazione obbliga a un’immersione in due storie che hanno come trait d’union una terza storia che è quella del dipinto che acquisisce così una definizione da personaggio.

    Claude semplice, assertivo, capace di provare un forte senso di colpa che, per una serie di vicissitudini impreviste, lo porterà a salvare il quadro del maestro d’arte.

    Passeranno gli anni, le epoche, la vita e quel quadro che, sorprendentemente, non si è mai allontanato dalla terra della sua origine, arriverà fino ad Edmond uomo di legge con un’esistenza perfetta, felice, realizzata.

    Il dipinto di de La Tour porta il fuoco con sé. Per due volte lo sfiora e si salva, lasciando ad altri la lotta e il dolore.

    Così Edmond, nuovo proprietario di quella pregiata tela, cade in un girone da dannato.

    Edmond capace di trovare parole che avvolgono come una carta-regalo un concetto, un sentimento profondo e impossibile da definire con parole consuete: la paura che genere dolore, che genera odio, che genera, in un tourbillon drammatico, la mancanza della paura.

    Un percorso di sofferenza che invoca una fine prematura e liberatoria. Il simbolo di una legge terrena diventa il simbolo delle non-legge che guida gli umani.

    La mia malvagità era la risposta giusta a quello che il mio destino mi aveva riservato, la zattera cui aggrapparmi per non sprofondare nella pazzia, la consolazione che mi permetteva di socchiudere gli occhi ogni sera, nella speranza di non riaprirli più.

    Edmond è ingegnoso e il dolore lo rende ancora più acuto nella sua ideazione di vendetta. Per lui cambierà la concezione di giustizia che ha guidato la sua vita e il suo lavoro, fino ad arrivare a un atto di animalesca reattività.

    Un vendicatore punito dalla vita che lo trascina due volte alla soglia della morte prima di riprenderlo e lasciarlo vivo, ma incapace di fare alcunché, in balia di nuovi mostri che ne fanno il bersaglio della loro cattiveria. La vita punirà anche loro, giudice al di sopra dei giudici. Ma il povero Edmond, immerso nell’oblio di un embrione, il suo ultimo castigo, riuscirà a capire?

    Un racconto scritto così bene da farci scivolare nella storia come visitatori senza una parte assegnata, ma anche senza dover emettere giudizi di colpevolezza.

  • Nagottville

    Nagottville

    Autore: Massimo Baraldi

    Editore: Editore: Gilgamesh Edizioni

    Collana/Genere: Noir


    TRAMA:

    Nagottville è un grumo d’asfalto e cemento spalmato tra il fianco delle colline e uno strano mare, tanto stretto e piatto da sembrare proprio un lago…  

    ​Maceo Manin, lì in cerca di fortuna, incontra la bella Neve Gronchi e subito scocca la scintilla dell’amore, tra gli abitanti che si interrogano su una misteriosa serie di decessi e la leggenda di un tesoro.

    Maceo e Neve sembrano essersi ritrovati e riconosciuti, al di là di ogni ragionevole dubbio: due metà della stessa inquietudine, pronte a mettersi in viaggio verso un personalissimo paese delle meraviglie. 

    .. Maceo si stupì di trovare la propria immagine adagiata sulla superficie di quello strano mare tanto stretto e piatto da sembrare proprio un lago, accanto a quella di lei. Entrambe nuotavano sinuose tra i raggi della luna, tanto lievi che le acque nemmeno ne erano turbate.


    LA MIA RECENSIONE:

    Nagottville è una città anonima, ma piena di gente, piena di guai e, come la vita, offre prove da superare.

    Su un pavimento intrecciato di personaggi intrisi di normalità  e caratteristiche di profondo egoismo, l’autore permette a Maceo Manin di camminare e muoversi, sorretto dalla realtà  che non ama, che cerca di modellare  ma che gli sfugge dalle mani,  succube più dell’istinto che del raziocinio.

    Il filtro è  quello grigio della pocaggine, della meschinità.  Un filtro disteso su tutto  il racconto, un colore che offusca ogni cosa, anche la luce , anche il sole e anche il mare.

    L’incontro con Neve potrebbe cambiare la sua vita, ma Neve lo ama solo perché è un mezzo per fuggire dalla vita di quella città, per evitare la noia di una ragazzina ancora troppo giovane per avere altre aspirazioni, ma abbastanza adulta da essere già perfida e intrigante.

    Il Püstasc è il locale dove ogni giorno Maceo comincia la sua giornata, è la coscienza, dove lui parla a sé stesso e ascolta le risposte più vere, sentenziate dalla voce del buon senso un po’ ruvido e grossolano.

    Le risposte germogliavano nella pioggia, una dietro l’altra. La scelta era tra ignorarle, oppure coglierle e cedere alla clemenza del rancore.

    Quella coscienza lui decide di abbandonarla per seguire una vita di espedienti, di furbizia e anche di violenza. Pagherà cara la sua ingenuità. La coscienza chiuderà i battenti e Neve continuerà a rincorrere qualcosa che chiede disperatamente ad altri, perché lei vive senza sentire il bisogno di una coscienza.

    C’è chi un’esistenza se la fa, chi si limita a prenderne una in prestito e chi si accontenta degli avanzi di quella di qualcun altro. I più vivacchiano nella contrazione tra un mondo concreto e una zona privata in cui affrancarsi dalla malinconia – i sogni da parte, che nei giorni di pioggia fan compagnia.

    Un racconto che si attraversa saltando sulle frasi minime, che prendono parte alla fisiognomica di capitoli altrettanto brevi. Ma non tutti, di modo che il respiro della lettura si affretti o si calmi seguendo gli ansiti della vita. Concetti belli e sfrondati fino a lasciare al lettore giusto l’essenziale per essere assorbiti per osmosi.

    Un libro da consigliare a chi ama leggere per “andare oltre”, nei concetti e nella scrittura.

  • Sei donne e un libro

    Sei donne e un libro

    Autore: Augusto De Angelis

    Editore: Gilgamesh Edizioni

    Collana/Genere: Gialli e Thriller


    TRAMA:

    Ugo Magni, senatore e medico di fama, è anche un gran donnaiolo. Quello che si direbbe un uomo bello e ineccepibilmente elegante, di successo e baciato dalla fortuna. Qualcuno però sembra resistere al suo fascino, tant’è che il senatore viene ritrovato assassinato in una piccola libreria antiquaria di Milano. A trovarlo è il commesso. Il caso viene assegnato al commissario De Vincenzi, capo della Squadra Mobile della Questura centrale, un romantico, grande intellettuale, personaggio letterario italiano paragonabile agli omologhi Maigret, Marlowe, Nero Wolfe e Philo Vance, solo per citarne alcuni. De Vincenzi dovrà indagare in questa meravigliosa Milano Art Déco degli anni ’30, circondato da donne bellissime che si muovono in ambienti lussuosi ma anche in situazioni più popolane, tra sgarrupate case di ringhiera e cortili che trasudano di varia umanità, a mo’ di corte dei miracoli di hughiana memoria. L’indagine si muove tra un libro misteriosamente scomparso, personaggi che praticano l’occultismo e delinquenti veri, come il fratello della povera Norina o il mostruoso bigatt. A turbare il commissario inoltre è proprio il fatto che il giorno dell’omicidio gli viene recapitato uno strano pacco, trovato dal netturbino di turno, contenente ferri chirurgici e un camice da medico.


    LA MIA RECENSIONE:

    Un elegante vocabolario classico avvolge perfettamente  questa storia ambientata, con sapienza, nella società di un’altra epoca. Soluzioni sintattiche di fattura sofisticata. Un pizzico di terrore, uno di semplicità, un altro di ingenuità e una pennellata di esperienza professionale per descrivere i personaggi, tratteggiati con maestria e, talvolta, partecipata affettuosità. La descrizione minuziosa di persone e luoghi non lascia nell’incertezza il lettore. Un’ ottima raffigurazione delle fasi di costruzione delle teorie di colpevolezza e delle delusioni per la loro distruzione. Consiglio la lettura di questo racconto, che può essere un piacevole amico di qualche ora di distrazione.

  • Nei tuoi occhi

    Nei tuoi occhi

    Autore: Sara Braccini

    Editore: Autopubblicazione

    Collana/Categoria: Narrativa – Romanzi rosa


    TRAMA:

    La vita è fatta di scelte grandi e piccole. Lo sa bene Elise, appena divorziata e con poca voglia di ricominciare, fino a quando il destino non la porta nella libreria di Frederick, bizzarro libraio francese. Da quel momento la sua vita e quella di sua sorella subiranno un netto cambiamento. Viaggerete tra la Francia e la magnifica Toscana, vini e cibi pregiati, alla scoperta di come una semplice scelta può cambiare la vita di tante persone.


    LA MIA RECENSIONE:

    Mi sono immersa in quella lettura e mi sono sentita come se mi fossi seduta su una confortevole poltrona: era comoda, avvolgente. Sono bastate due pagine per entrare in sintonia con personaggi e situazioni.

    L’inizio del primo romanzo di Sara, “Nei tuoi occhi”, non lascia spazio a una separazione dal racconto: cominci a leggere di Elise e vuoi sapere come va a finire. Il desiderio di sapere se lei, con le sue difficoltà, ce la farà a ricostruire la sua vita è un po’ la necessità di ogni donna, il bisogno di sapere che si può fare.

    Poi il mondo di Elise si popola di altre figure, diversissime.

    L’accento francese dei personaggi viene letto dagli occhi, ma risuona nelle orecchie.

    Un romanzo da leggere per riflettere anche sulle nostre vite.

  • La camera celeste

    La camera celeste

    Autore: Anna Viale

    Editore ‏ : ‎ Gilgamesh Edizioni;

    Collana /Genere: narrativa


    TRAMA:

    Livia e Flaminia sono due sorelle che vivono a Roma, hanno una vera passione per i classici e l’ornitologia e nello sgabuzzino un’ingombrante valigia piena di soldi ereditata dal padre, avvocato e ciurmatore assai poco compianto.

    Si, lo scudo mio: quello coi soldi. Quello che t’ho fatto io, io, io: soltanto io!

    Alla strada hanno sempre preferito il salotto di casa e del mondo sanno poco e nulla. Invece Zelvira, ai tempi compagna di scuola di Livia, è una tipa sveglia e Flaminia ne subisce il fascino: telefonini, trucchi, ragazzi; la leggerezza, finalmente! Una leggerezza che le porterà a Pisa e Livia dietro a loro, all’inseguimento, ma il tutto avviene, appunto, con la leggerezza che è la cifra stilistica dell’intero romanzo. Un romanzo che scivola dalla realtà al sogno, andata e ritorno, che scorre, a tratti carsicamente, senza strappi, con la dolcezza della fiaba e un’ironia tutta moderna, consapevole, sorniona, che ama schernirsi con una strizzatina d’occhio. Uno sguardo semplice sulla semplicità, da cui spontaneamente scaturisce il surrealismo. Un surrealismo a pastelli. La tinta è celeste, naturalmente.


    LA MIA RECENSIONE:

    Livia è la protagonista, voce narrante e movimento, perno del racconto. Sua sorella Flaminia è l’amato e fastidioso, a un tempo, elemento di disturbo della sua vita. Un padre-padrone che ha dettato l’imprinting verso l’avarizia e una madre, talmente anafettiva da essere appena menzionata: questo è il background di vita di Livia e Flaminia. La sicurezza è racchiusa tra le mura della sua casa e dal tocco fisico dei soldi.

    Ero io quella lì. E non c’era imbroglio, ero spolpata. E mentre pensavo a chi e che cosa m’avesse ridotta come un pollo, rivedevo i soldi: i soldi del vecchio.

    Fuori dalle mura amiche tutto il mondo è fatto di persone uguali le une alle altre, nelle vesti, nei gesti, nelle parole e, senza dubbio, anche nei pensieri. In mezzo agli altri non sono più d’aiuto, alle protagoniste, i classici della letteratura, l’epica e i suoi eroi: il mondo reale è fatto di uomini conformi ad un unico modello, privo di qualità e pieno del nulla.

    Il viaggio da Roma a Pisa, alla ricerca di Flaminia, porta Livia a valutare le luci sui colori e dentro i colori; forme, angoli, lati, rette, tutto è descritto come una cascata sempre scrosciante su ogni ‘qualcosa’ inquadrato dagli occhi della protagonista.

    Flaminia, se vogliamo, altro non è che il doppio di Livia, la parte che rappresenta la libertà prima trascurata, poi invidiata, poi inseguita, sfruttata e, infine, cancellata per tornare alla vera dimensione della sua sicurezza: i soldi.

    Nel lessico ricercato prevalgono le descrizioni, soprattutto nella forma dell’elencazione, della subordinazione, l’eccedenza di virgole e i punti a chiudere frasi che tagliano come rasoi e sollecitano ideazioni di immagini veloci, talvolta grigie come canna di fucile, talvolta colorate di tinte evocative, regalano al testo una forma ansiogena. Le similitudini guidano il lettore fra ornitologia, immagini oniriche e una realtà dissassata da quella delle protagoniste, sottolineata dai giudizi sorpresi delle persone che incontrano.

    Avvincente lettura.